La consegna

La consegna

Sono quasi le 23.00 quando ci salutiamo con gli altri.

“Buonanotte, ci vediamo domani, facciamo prima colazione e poi si parte. Mi raccomando puntuali.”
Sono stanco, decisamente stanco. L’intera giornata a controllare che ci fosse tutto, che ogni potabilizzatore avesse il proprio filtro, che ogni rubinetto non avesse delle perdite d’acqua. A rifare il giro per assicurarci che domani mattina all’appuntamento, fossimo tutti puntuali e soprattutto presenti. Non sono mancate delle “sòle” dell’ultimo minuto, che per fortuna (e a sto punto anche con un po’ di bravura e drestrezza), siamo riusciti a rimpiazzare senza compromettere il lavoro svolto fino a questo momento.

Notte insonne a girarmi e rigirarmi nel letto. Un po’ l’ansia per la giornata di domani. Un po’ il caldo afoso e un po’ anche quello che abbiamo mangiato a casa di Ly, decisamente troppo piccante e decisamente troppo pesante.
Mi sveglio con una sete tremenda, cerco di allungare la mano per prendere la bottiglietta d’acqua sul comodino, ma no ce la faccio. Provo ad alzarmi, nulla… ma cosa diavolo?
La mia zanzariera si è staccata dal soffitto, e nel mio girarmi e rigirarmi mi ci sono arrotolato che sembro un involtino. Ci metto una ventina di minuti buoni per venirne fuori.

Facciamo colazione. Io e Fede con la classica e coloratissima “fruit salad” e un deciso e forte “black coffè” (without milk, without ice da specificare sempre!), mentre il resto della squadra prende uno sciroppo di non so che frutto allungandolo con latte in scatola. Si gustano questo liquame rosso che ne viene fuori e ci guardano. Ci guardano come il classico italiano guarda il classico turista tedesco che si gusta un cappuccino vicino un piatto di pasta.

Si parte!

Eccolo il ritardatario, proprio  lui… l’autista del mototrack.
Ok, siamo pronti? Si parte!

Passiamo prima al garage per caricare tutti i potabilizzatori sul mototrack, bella faticaccia!
E’ un forno, mica un garage! Tetto in lamiera e non passa un filo d’aria che dopo soli 2 minuti siamo madidi di sudore.
A terra poi c’è di tutto, tavole, chiodi, pezzi di lamiera, vetri, e non so come non ho fatto a non tagliarmi un piede.

Federico incuriosito dal mezzo non può non portarlo per qualche centinaio di metri giustificandosi così:
“e quando mi capita più di guidare un mototrack?!”


Impieghiamo 5 minuti per uscire dalla bolgia di Siem Reap, e qualche ora buona per riuscire ad arrivare al primo villaggio rurale che avevamo visitato nei giorni precedenti.
Le strade non sono asfaltate, e il passaggio sui vari ponti di legno viene effettuato con mille precauzioni per evitare di rompere i potabilizzatori.

Da lontano intravediamo il villaggio, lentamente ci avviciniamo e riusciamo a riconosce quelle due figure che ci stanno aspettando. E’ lui, il capovillaggio, che per l’occasione s’è messo il vestito della festa. Al suo fianco c’è sua moglie, centoventi chili di felicità e simpatia.

In pochi attimi veniamo letteralmente circondati da un’ondata di curiosità festosa e chiassosa. Dalle varie palafitte i primi ad avvicinarsi sono i bambini, poi subito dopo arrivano genitori, e nonni. Vengo rapito e perdo sia Fede che Ly, che l’autista.
Riesco a riemergere da quella simpatica confusione e riunirmi agli altri solo dopo un’ora. Dopo aver stretto mille mani e aver ricevuto mille inviti.

Non essendoci strutture adeguate per accoglierci tutti – qui non c’è una scuola, un municipio o una piazza – svolgiamo una piccola lezione sull’utilizzo dei potabilizzatori, sulla manutenzione e l’installazione degli stessi proprio lì per strada. Inoltre grazie anche all’aiuto di slide e disegni abbiamo cercato di stimolare, soprattutto nei bambini, una più attenta consapevolezza sull’importanza dell’uso di acqua potabile.

Non sono mancati momenti di esilarante imbarazzo quando trovandomi puntati addosso gli occhi dell’intero villaggio, non sapendo cosa fare, ho sfogiato tutto il mio repertorio teatrale mimando un uomo che beve “Bad Water” e si sente male, e un uomo che invece dopo aver bevuto “Good Water” sorride e sta bene. E a dire il vero è stato molto più efficace di tutta la lezione e di tutte le slide mostrate.

Procediamo alla consegna dei potabilizzatori sotto un sole cocente che lo senti addosso in tutta la sua incandescenza.
E’ un fluire di persone che ci stringono la mano, sorridenti e felici e che voglio sapere come si dice “Aw kohn” in italiano: “Grazie”.
ma sono io che dico “Aw Kohn”,”Aw Kohn”,”Aw Kohn”. Sono io che devo ringraziare voi, perchè ad essere contento, felice oggi sono soprattutto io.

Dopo aver ricevuto non so quanti inviti, ci fermiamo a pranzo nella palafitta del capovillaggio. Specialità della casa: zuppa di stagno e salsa di piede di pesce. Sapore deciso e forte, decisamente troppo forte che a mandarla giù è un atto di coraggio.
Rimontiamo sul tuk-tuk e facciamo rientro in albergo con un sorriso che ci arriva fino a dietro le orecchie e complimentandoci a vicenda, e con in testa un solo pensiero: “alla fine ce l’abbiamo fatta! Il progetto H2ok è stato portato a termine con successo”

Album fotografico

La consegna dei potabilizzatori

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